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“Un figlio onora suo padre, e un servo il suo signore; se dunque io sono padre, dov’è l’onore che mi è dovuto? E se sono Signore, dov’è il timore che mi è dovuto?” (Malachia 1: 6). |
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25 Novembre 2011
“Un figlio onora suo padre, e un servo il suo signore; se dunque io sono padre, dov’è l’onore che mi è dovuto? E se sono Signore, dov’è il timore che mi è dovuto?” (Malachia 1: 6).
Il messaggio del profeta Malachia è di grande attualità. Egli denunciava la scarsa spiritualità, il formalismo, l’ipocrisia, l’ingratitudine e la superficialità del popolo di Israele. Egli profetizzò dopo il ritorno dall’esilio babilonese. La costruzione del tempio e delle mura di Gerusalemme era terminata. Il popolo, però, aveva perso l’entusiasmo e lo zelo. Il profeta lo scuote e lo induce al ravvedimento. Egli denunciava anche la mancanza di rispetto, di onore e di timore verso Dio (Malachia. 1: 6-14). Gli Israeliti avrebbero dovuto offrire a Dio il meglio dei sacrifici; invece offrivano a Lui lo scarto, le bestie cieche, zoppe e malate. Essi disprezzavano il Signore e le cose che gli appartenevano.
Anche noi possiamo disprezzare il Signore, quando non offriamo a Lui il meglio del nostro tempo, dei nostri affetti, dei nostri beni materiali e di tutta la nostra vita. Anche noi possiamo disprezzare il Signore quando offriamo a Lui il superfluo, quello di cui non abbiamo una vera necessità e che non ci costa veramente. Possiamo disprezzare il Signore quando non diamo a Lui ed alla Sua opera la priorità assoluta e quando non lo serviamo con gioia. Gesù ci dice: “Perché mi chiamate Signore, e non fate le cose che io vi comando?” (Luca. 6: 46). Se Egli è il Signore, è Lui che deve comandare e controllare la nostra vita. Perché non mostriamo verso Dio l’onore ed il timore che gli sono dovuti?
Scritto da Pasquale Di Nunzio -
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